Alcune considerazioni “galilee” riguardo alle accuse dell’arcivescovo di Denver Chaput al Vicepresidente degli Usa “vice di Obama, falso cattolico, un vero abortista”.
Una tema questo ancora ‘caldo’ e problematico, anche perché tocca direttamente i temi di natura bioetica che stanno tornando alla ribalta dell’attenzione pubblica sia riguardo l’” inizio vita ” ( vedi documento Civati), che “fine vita“.
L’arcivescovo accusa Biden di mancanza di logica: “La chiesa è contro l’aborto”, tuona. La grevità riduzionistica di una simile posizione, indelicata e reificante (“la donna è un oggetto, il lascito patrimoniale del Signore: noi ne siamo i legatari”) reca secco un altro pericolo. Sotto il manto emotivo di una indignazione scomposta (“abortisti! Drogati! Malviventi!”) si chiamano a raccolta “argomenti” complessi, niente affatto scontati e che, artatamente, non vengono più dibattuti.
Proviamo ad andare in ordine, per temi. Prima però vogliamo ribadire che invitiamo i lettori del Blog ad esprimere liberamente i propri pareri, senza timore. Posizioni diverse non possono che arricchire il punto di vista dell’altro. La logica dibattimentale non esclude la polemica: la quale, se sana, è confronto appassionato, talvolta acceso, sulle idee. E’ la personalizzazione offesa ed offensiva a costituire indebito salto logico: non solo rischia di ferire gratuitamente l’altro, ma mortifica quella dialettica dibattimentale tesa a forgiare e a “far scintillare” idee come utensili sull’incudine nelle fornaci dei mastri fabbri ferrai. Si discutono, giammai si giudicano, posizioni, atteggiamenti: non gli autori dei medesimi. Non si abbia dunque paura ad esporsi qui: la persona che si sforza di “intellìgere”, aldilà di temporanee frizioni dibattimentali e alla Luce perpetua della Parola, saprà sempre valorizzare quanto verrà proposto. Se Geppetto Johns e Marcuccio Smitherson, due improbabili nomi a caso, sostengono sciocchezze, non significa affatto siano sciocchi. La parola yiddish per “sciocco” è “chochem”, derivante dall’ebraico “chachem”, che invece è il “saggio”. Un ribaltamento di prospettiva impercettibile che, con ironia, sconvolge continuamente il mondo, il nostro, ridimensionandone cose e situazioni: le quali, così, ci vengono restituite non a misura d’uomo, ma a misura di Dio. Non private il prossimo del vostro tesoro, dunque. Tutto è Grazia perchè la Grazia abita in noi. Saulo di Tarso, zelante fariseo, era spia, delatore e persecutore. Secondo lo spirito del mondo, allora come oggi e nella migliore delle ipotesi, un avanzo di galera. Se Cristo vi scorse del buono, fino a trasformarlo in Paolo, qualcosa vorrà pur dire: “distinguere tra l’errore e l’errante”, ricorda Giovanni XXIII. Ma qui non esistono errori: esistono ragioni del cuore che cercano altre ragioni nella comunione fra noi. Il confronto sia la nostra Pasqua -che è anche sofferenza. Ma alla fine, è sempre gioia- e non la nostra morte, come invece avviene nei talk-shows: dove tutto succede, tranne che il confronto (mancano infatti idee, posizioni, disponibilità all’ascolto e tutto si riduce ad insulto. Che è personalizzazione -sempre- indebita, in quanto gratuita). Don Milani, a Barbiana, scacciava spesso in malo modo quanti salivano sul monte Giovi a trovarlo. Ma erano tutte persone che andavano a “curiosare”, senza “portare niente” ai suoi ragazzi e soprattutto, senza lasciarsi mettere in discussione da questi, privandoli anzi del tempo che il priore utilizzava come un forsennato per evangelizzarli secondo la carità della verità: l’educazione.
- profilo biologico > scrive l’Arcivescovo: “a dire il vero, però, la moderna biologia sa esattamente quando la vita umana ha inizio: al momento del concepimento”. Esempio concretissimo di pura retorica, vuota tra l’altro. Al riguardo, infatti, esiste un problema: anzi, una congerie, cui è opportuno accennare appena. ”La moderna biologia” (chissà cosa intende la sua eccellenza?) attesta semplicemente che l’embrione è riconoscibile come tale a partire da 10 giorni dalla fecondazione, quando l’ectoderma si divide per formare il sacco amniotico. In quel periodo ectoderma, mesoderma, endoderma – i tre foglietti embrionali – sono presenti e, in genere, possono essere distinti. Solo allora inizia a svilupparsi la stria primitiva, che poi diventa tubo neurale. Tuttavia, il processo organogenetico si completa dopo dodici settimane gestatorie (70 giorni dopo il concepimento), tranne che per il SNC che continua a svilupparsi durante tutta la gravidanza. Che cosa viene concepito, dunque, prima dei primissimi 10 gg. e prima dei 70 e cosa si intende? E’ una domanda aperta, problematica. N. M. Ford – cattolico- risponde che “abbiamo vita solo a partire dal 14 giorno”. Per altri, biologi e bioetici, solo durante i 70 gg.: chi prima (16° giorno, propedeutico alla formazione di quel che sarà il cuore) e chi dopo (21° giorno, si formano i gr fetali).
- profilo teologico-filosofico > stante le parole di “sua eccellenza” di Denver, si dovrebbe ordunque sostenere che W. J. Levada, prefetto della “Congregazione per la Dottrina della Fede”, dovrebbe condannare Tommaso D’Aquino per manifesto “biologismo riduzionista”. Attento osservatore di fenomeni naturali, che legge con gli strumenti di allora e la lente di Aristotele, l’Aquinate afferma con molta serenità come il feto acquisti prima l’anima vegetativa; poi l’anima sensitiva, che assorbe ed integra la prima e solo dopo, in un corpo già formato, Dio dispone la creazione dell’anima razionale (Summa Theologiae, I,90). L’embrione ha solo l’anima sensitiva (Summa Theologiae, I,76,2 e I,118,2). Nella Summa contra Gentiles (II,89) si dice che vi è una gradazione nella generazione “a causa delle forme intermedie di cui viene dotato il feto dall’inizio sino alla sua forma finale”. E cioè, 40 giorni per gli uomini e 80 per le donne (ma questa è un’aggiunta del medico rinascimentale Gian Battista Codronchi, 1589). Coerente con tali osservazioni e a differenza di Agostino, Tommaso esclude decisamente dalla Resurrezione dell’ultimo giorno feti ed embrioni. Per lui, infatti, non sono persona.
- profilo politico > “il falso diritto all’aborto non può essere scusato da nessun serio cattolico”, pontifica sua eccellenza. Non si vuole entrare nel merito -vi furono motivazioni umanitarie; altre meno-, ma prima del 1869 l’aborto per la chiesa cattolica di rito romano era considerato “peccato minore”, di nullo interesse dottrinario. Pio IX, comunque, nel dichiarare “l’aborto sempre un omicidio, sempre”, resta molto vago. Se è “serio” porre uno spartiacque tanto circostanziato e puntuale per un tema del genere (dibattuto con vigore scientifico e filosofico in ogni tempo), quasi si trattasse di un aggiornamento del Sillabo va lasciato alla coscienza e alla intelligenza di fedeli e non. Sicuramente, è una norma con valore prescrittivo che non c’entra nè con la fede nè con la biologia: ma con una presa di posizione politica (si tenga presente di cosa intercorre in quegli anni nei rapporti fra stato e chiesa, dal dogma dell’infallibilità papale al divieto assoluto per i cattolici di occuparsi di politica-laica). Ecco, è brutto quando un vescovo ignora la storia della propria chiesa. Ma è pure irritante quando ne spaccia una versione risibile, alla bell’e meglio, accusando la gente ebbro d’inano moralismo, come un ubriaco col dito puntato verso il nulla.
In – conclusioni
E infine alcune parole non conclusive, appunto in-conclusive: serie questa a noi assai cara. Un atteggiamento religioso consta di credenze, comportamenti, atti rituali e culturali attraverso cui l’uomo esprime e definisce il suo rapporto viscerale con la vita, sacralizzandola. Pertanto, è difficile vedere separate opinioni religiose da “materia di diritti umani”. A maggior ragione, se si parlano di “concepimento” o di “morte” che, appunto, non sono solo concetti universali ma realtà di cui siamo intessuti, si ha diritto a comprendere di cosa si tratta e di cosa stiamo parlando. Atteggiamento faticoso: ovviamente. Tuttavia ineludibile, se vogliamo onorare quello che siamo: ci siamo dentro. Dio, infatti, ci ha creati in corpo biologico e in esso ci ha dato la ragione: utilizzarla per contemplare a fondo – non per snaturare a piacimento – i misteri della nostra realtà psicobiologica non solo non può creare scandalo, ma anzi, diventa a questo punto un dovere. Il 16° giorno, rispetto al 21°, ma anche tutti gli altri, non sono affatto “cavilli”, sono tappe meravigliose lungo il cammino della creazione, ognuna irripetibile e letteralmente “infinita” – cioè, foriera di inesauribili possibilità – e, proprio per questo, infinitamente legata all’altra. Svilirle, parlando genericamente di “vita”, significa buttare via proprio la vita. Proprio perchè non siamo al mondo come una lucertola o una pianta ci sono uomini e donne che, al riguardo con diversità di approccio (spesso drammatica), tentano di capire cosa faccia la differenza tra l’arcivescovo in questione e i porcellini d’India, peraltro amatissimi. Chiudersi a questo percorso di osservazione, minuzioso ed inesauribile come minuziosa ed inesauribile è la vita con tutte le sue varianti e possibilità, è pericoloso. “E’ dall’inizio che si parte, non da metà o da un terzo”. Ma dall’inizio parte tutto: Dio, infatti, crea tutto, un sasso, una lucertola, un’ameba, una galassia come anche l’arcivescovo di Denver e porcellini d’India. Tutto è creazione e tutto ha inizio. E’ proprio il processo, il cammino di queste realtà, l’esplicazione particolarissima dell‘irripetibile progetto di ognuna di esse, complesso nel caso dell’uomo e meno in quello del porcellino, a fare la differenza, rendendole differenti.
Con l’embrione inizia la vita? Ovvio, ma come “vita” vanno inclusi pure per gli eumetazoi, non solo i mammiferi placentati. Dopodichè, però, è bene capire cosa ci divide dagli eumetazoi. Altrimenti, si ottiene proprio quello che si vorrebbe evitare con una difesa indistinta e a spada tratta della “vita” (tutti difendiamo la vita): tutto e il suo contrario.
Ad ogni modo, con la replica alle asserzioni dell’arcivescovo di Denver si vuole solo sottolineare come i termini della questione (embrione, feto, vita, aborto) e la loro ricezione cambino sensibilmente da un’epoca all’altra. Le nostre prese di posizione non sono univoche né scontate, ma sono modellate entro il contesto storico in cui ci muoviamo e risentono della sua particolare temperie culturale e politica (in senso squisitamente etimologico). Scrivere, come è stato scritto, che: “i martiri hanno sacrificato la propria vita in nome di Gesù, non hanno sacrificato quella altrui come avviene nell’aborto, seppur certamente a fronte di scelte dolorose”, spalanca il portone, forse senza avvedersene, ad una valanga di quesiti di enorme portata storico-biopolitica, tutti drammaticamente seri. Anzitutto quei martiri, la cui intelaiatura mentale era molto diversa da quella dell’uomo contemporaneo, non lo avrebbero compreso per difetto d’orizzonte teoretico e mancanza di strumenti linguistici. Se infatti Boezio, Tommaso, Giovanni Damasceno, Riccardo di San Vittore e tutti i papi fino ad arrivare al Pio IX del 1869 avevano una concezione di persona che con quella di embrione fa a pugni, escludendola recisamente dal contesto di persona, figuriamoci i martiri protocristiani: per i quali, sia chiaro, l’aborto volontario di un “corpicino formato” era peccato (minore). Ma l’embrione e addirittura il feto? Tommaso, gigante della chiesa cristiana e colonna portante della teologia cattolica, non ne vuol nemmeno sentir parlare e la biologia moderna (tanto “cara” all’arcivescovo di Denver), gli dà ragione: anzi, è molto, ma molto più cauta di Tommaso. L’embrione, all’inizio, chè poi ogni volta diventa una cosa diversa – quello che noi chiamiamo embrione, infatti, sono diverse realtà: zigote, morula, blastula… Anche qui, gran caos – è il prodotto di una clonazione cellulare mitotica. Il feto, invece, che è già realtà completamente diversa dall’embrione, può -ma non è scontato. Non lo è affatto e pure per la chiesa, ufficialmente, fino al 1869 non lo era - essere inteso quale persona. Tuttavia, solo da poco tempo e ancor oggi nemmeno da tutti. Si pianga, si rida, si straccino le vesti, si gioisca: è così. L’acqua è bagnata e l’atmosfera contiene azoto. Punto.
E si ritorna, nuovamente, alla quaestio; ormai una sorta di Galilei theory: “il valore della vita biologica intesa come la si intende nei gruppi anti-abortisti non ha fondamenti evangelici, ma paradossalmente, illuministici e materialisti”.
E qui ci congediamo ringraziando di cuore l’amico, caro Gian Maria fratello nel Risorto, per i pensieri, parole, passione.
Il Vangelo non fa sconti a nessuno e non conosce buone maniere: è figlio della Galilea, rude distretto delle genti, uno dei posti più grezzi e burini della terra. Il Vangelo, tuttavia, conosce la gentilezza, le esitazioni e la tenerezza di un’anima che cerca: la accoglie, la tutela, la fortifica temprandola con docce spesso fredde (e qualche “nocchino”, scappellotto) e la conduce per mano sui sentieri della vita, legandola ad altre mani.
Con le nostre stringiamo le vostre e vi auguriamo ogni bene. Vita bella, di amore. In corde animoque et amicitia Christi.